Dopo Capodanno e Epifania, feste finite! Ora riprendi a scrivere la tua storia.

Probabilmente nella tua testa Capodanno sarà fissata come una “data” di passaggio, che rappresenta contemporaneamente una conclusione ma anche un nuovo inizio.

Nel breve intervallo di tempo che separa il vecchio dal nuovo e il passato dal futuro, il pensiero solitamente sostenuto dall’ottimismo, si libera dalla razionalità per prendere un pò le distanze dalla realtà e volare con l’immaginazione verso la speranza che l’anno nuovo porterà buone cose e belle novità.

La fine dell’anno rappresenta il completarsi di un ciclo, di una fase, evoca ricordi, confronti, resoconti e considerazioni su ciò che è passato e su ciò che probabilmente ci attende. 

Forse anche per te, la frase più tipica di tutto questo periodo sarà: “Ricomincio da Capodanno”.

Come se rappresentasse un’occasione per pensare ai modi per migliorarti, per ricominciare da capo, per reinventare te stesso e scrivere nuove pagine della tua storia o chissà addirittura un nuovo libro.

Ti proietti mentalmente in un nuovo futuro, in un nuovo anno con aspettative e buoni propositi, ripensando ciò che è stato e a ciò che speri arriverà.

Spesso però, ti soffermi troppo su ciò che non è andato e ti è mancato, dandoti giudizi, rimproverandoti e rischiando di essere troppo severo e rigido con te stesso, senza riuscirti a godere quello che possiedi. 

Che ne dici quindi, se smettessi di criticarti e di soffermarti così tanto a guardare ciò che non va di te, cosa non hai fatto bene o cosa ti è mancato, e invece provassi a concentrarti su ciò che hai, che ti fa stare bene e ti rende felice?

Per fare questo ovviamente è opportuno che tu riesca a lasciar andare, a mandare via e a sbarazzarti di quello che non serve più. Si, proprio così!

Un passaggio necessario è proprio quello di abbandonare quelle parti di te che magari non occorrono più al “nuovo te che verrà”. Lasciare andare qualcosa di conosciuto ma forse ormai vecchio, ti consentirà di poter afferrare “il nuovo”, che anche se sconosciuto e per questo un po ti spaventa, non significa che non valga la pena di essere accolto.

D’altronde lo sai no! 

Cambiare vuol dire mettersi in discussione, affrontare un cambiamento, un processo, una transizione da uno stato interiore ad un altro che probabilmente non sai dove ti porta e solo andando avanti lo potrai scoprire.

Con l’Epifania si concludono definitivamente tutte le feste e i pensieri fatti a Capodanno si ripresentano con ancora più vigore nella nostra mente. Siamo da poco nel futuro che immaginavamo qualche giorno fa e l’immaginazione forse avrà già ridato posto alla razionalità.

Hai cercato di illuderti che volendo con il nuovo anno potevi mettere un punto fermo sul tuo passato per andare accapo e poter ricominciare ad andare avanti. Ma adesso che è tornata la razionalità sai bene che il tempo non si ferma, né ricomincia!

Più che altro è uno scorrere continuo e un divenire della vita in cui tutto ciò in cui sei coinvolto non è altro che il risultato della relazione tra i diversi eventi accaduti.

Sei tornato alla realtà ma è ancora presto per capire se il nuovo anno sarà un anno davvero nuovo. Così ricominci, o meglio, continui a vivere gli eventi con la speranza che le cose, i programmi fatti, i pronostici e i buoni propositi si realizzino e magari i sogni si avverino.

Abbiamo creato l’illusione che gli avvenimenti e le cose che ci accadono e viviamo, iniziano e finiscono, ma sarebbe più giusto dire che evolvono in forme diverse.

E la sai una cosa? Che forma dargli sei tu a deciderlo!

Non rimanere fermo aspettando che le cose prendano forma da sole, poniti degli obiettivi, programma gli step per raggiungerli, sfrutta le tue risorse.

Un nuovo anno significa anche avere maggiore consapevolezza di te stesso e di quanto vali, quindi non ti abbattere se qualche volta cadi e dovrai rialzarti, solo così potrai continuare a scrivere la tua storia, perché sei tu lo scrittore della tua vita.

E se ti accorgi di fare difficoltà nel porti gli obiettivi e soprattutto come poterli raggiungere, contattami, sarà un piacere darti una mano a scrivere i paragrafi del tuo libro.

Buona scrittura!

C’è chi ha paura di ingrassare e poi ci sei tu, che hai paura di dimagrire!

Ieri stavo facendo il colloquio con una mia super paziente (C.) e mi ha dato l’idea per questo articolo, che chissà magari può aiutare chi ha le sue stesse paure e difficoltà.

C. è arrivata da me perché non riusciva a perdere peso o meglio dopo aver provato diverse diete che la facevano dimagrire, all’improvviso perdeva il controllo e ricominciava con le sue abbuffate. Come conseguenza, non solo riprendeva il peso perso ma aggiungeva ogni volta anche altri chili. “Sono brava a seguire le diete, ma arrivata ad un determinato dimagrimento mi blocco e non le seguo più e ovviamente riprendo peso”.

Quando mi ha contattato la prima volta, era piuttosto dubbiosa se iniziare oppure no il percorso perché mi disse che aveva paura, paura di poter fallire di nuovo, di dover ancora dare ragione ai suoi genitori sul fatto che non c’è l’avrebbe fatta nemmeno questa volta a perdere peso e che avrebbe solo sprecato soldi.

Al nostro primo colloquio, mi disse che non riusciva a dimagrire o meglio dimagriva ma arrivata ad un certo punto, le nascevano mille paure che la portavano a mollare la dieta e quindi a riprendere peso.

Mi disse che era consapevole del fatto che negli anni il suo peso in qualche modo l’aveva protetta, era servito per tenere lontane alcune persone e evitare possibili relazioni sentimentali. Ma sapeva anche, di non poter più andare avanti in quel modo, perché era dannoso per la sua salute: “Mi rendo conto che alcune volte faccio delle abbuffate in cui non mastico neanche, non so come faccio ma mando giù alcuni cibi praticamente sani e non smetto di mangiare finché non mi sento piena e sto male”.

Davanti a parole del genere, quanto possono essere grandi le paure di una persona? E quanto può essere altrettanto grande il suo vuoto interno per farla addirittura arrivare a mangiare i cibi praticamente sani?

Chiunque abbia cercato di perdere peso senza riuscirci o magari dimagrendo e poi riprendendo peso con gli interessi, sa bene che, se si vogliono ottenere dei risultati duraturi, individuare gli auto-sabotaggi è necessario e forse a volte più importante della dieta e dell’esercizio fisico. E’ essenziale quindi considerare la componente psicologica che spesso purtroppo molte persone sottovalutano totalmente.

Questo però fortunatamente, non è stato il caso di C. che essendo una persona con grandi capacità intellettive, aveva fin troppo capito che il suo problema non era la dieta ma capire perché avesse così tanta paura di dimagrire e soprattutto come gestire questa paura.

Con C. abbiamo iniziato a lavorare fin da subito stabilendo degli obiettivi e delle priorità e abbiamo concordato di lavorare sulla suapaura di dimagrire” nel momento in cui si fosse presentata.

E’ stato così che ieri, dopo aver già perso 12 Kg dal primo colloquio e aver preso consapevolezza di quello che mangia e quindi di saperlo gestire autonomamente senza il bisogno di seguire una dieta, mi dice: “Ecco, ho perso ancora peso e anche se da una parte sono contenta perché mi rendo conto che sto dimagrendo senza il bisogno di seguire una dieta come facevo prima, dall’altra mi accorgo che più mi avvicino al peso desiderato più aumentano le mie paura di dimagrire”.

Si, lo so! Ti fà un po strano nella società di oggi, sentire che c’è qualcuno che ha paura di dimagrire e non di ingrassare. Ma invece è così!

Ho detto a super C. che non doveva preoccuparsi, perché come concordato all’inizio, appena le paure si sarebbero presentate, ci avremmo lavorato immediatamente e insieme avremmo trovato il modo di sconfiggerle o magari semplicemente di gestirle.

Seppellire o mettere da parte le tue paure pensando che prima o poi spariscano da sole e minimizzare o sminuire i tuoi auto-sabotaggi pensando che quella sia la soluzione giusta, non ti farà arrivare all’obiettivo che tanto desideri ma anzi ti ostacolerà nel suo raggiungimento.

Proprio per questo motivo, è di primaria necessità, identificare quali sono le paure che ti ostacolano portandoti a comportamenti di auto-sabotaggio a volte inconsapevoli ma comunque disfunzionali per il raggiungimento del tuo obiettivo.

La paura di dimagrire potrebbe quindi essere legata alle successive paure:

La paura dell’ignoto e del cambiamento

“Come sarebbe la mia vita se fossi più magra?”

Non sapere la risposta a questa domanda può provocarti ansia, perché quello che spaventa la maggior parte delle persone è proprio la paura dell’ignoto generato dal cambiamento. Potresti essere preoccupata di come potrebbe apparire la versione magra di te stessa, di come diventerà il tuo viso, se ti piacerà lo stesso, ecc. Insomma le paure legate al cambiamento determinato dalla grande perdita di peso possono essere molte ed è lecito che tu le abbia.

A volte anche se sai bene che il tuo comportamento e la tua condizione fisica non sono salutari, cambiare ti spaventa comunque, perché implica il dover lasciare la tua zona di comfort e abbandonare le abitudini che ti hanno accompagnato fino a quel momento della tua vita. Non è strano che tu abbia paura di dimagrire se per tanto tempo sei stata in sovrappeso, fà parte del tuo senso di auto-conservazione che si attiva davanti i grandi cambiamenti.

La paura di perdere l’armatura che ci protegge: “la ciccetta”

Il sovrappeso può essere un ottimo meccanismo di difesa, una specie di armatura che ti fa sentire al sicuro e ti fornisce una scusa per non affrontare nuove esperienze, stabilire nuove amicizie o avventurarti in nuove relazioni.

Spesso, alcune persone in sovrappeso, non hanno voglia di uscire di casa perché si sentono al sicuro solo li dentro e trovano la loro fonte di soddisfazione nel cibo, sopperendo così al bisogno di relazionarsi con gli altri.

Se anche a te crea ansia doverti confrontare con gli altri, allora è più che normale che perdere peso può farti paura, ma non per questo devi mollare.

La paura di ricevere attenzioni

Ti sarai resa conto, come la mia super paziente, che il sovrappeso può rappresentare una barriera che ti protegge dal resto del mondo facendoti sentire meno vulnerabile. La “ciccia” rendendoti meno attraente, ti permette di farti sentire al sicuro da attenzioni non gradite, ti protegge dagli apprezzamenti non molto rispettosi di alcuni uomini e di tenere lontano le persone non desiderate.

Quindi, se perdessi peso, la tua paura potrebbe essere di non apprezzare di poter suscitare l’attenzione di estranei o aver paura di non saperla gestire. Ma hai mai pensato al fatto che queste attenzioni che ricevi potrebbero arrivare da persone che ti piacciono e chissà magari portare alla possibilità di relazioni positive? Riflettici.

La paura che i tuoi rapporti cambino

Le persone che conosci sono abituate a vederti in un determinato modo, quindi un tuo grosso cambiamento potrebbe renderli invidiosi, gelosi oppure insicuri.

Ognuno di noi ha un ruolo nell’ambiente che frequenta e consapevolmente o inconsciamente gli amici e i familiari tendono a crearsi delle aspettative su di noi, ad associarci un ruolo e un’identità che ci caratterizza a livello caratteriale e fisico.

Per esempio nel momento in cui perdi peso, i tuoi colleghi di lavoro potrebbero percepirti come una minaccia o una rivale, soprattutto se anche loro hanno problemi di peso; oppure il tuo partner potrebbe sentirsi abbandonato o ingelosirsi particolarmente quando i tuoi progressi superano i suoi.

La paura che puoi fallire nuovamente

Se hai già perso peso e poi lo hai ripreso, la paura di fallire di nuovo è più che normale. Non è facile accettare un fallimento, soprattutto se riguarda un aspetto della nostra vita per noi molto importante. Quando fallisci ti ritrovi a fare i conti non solo e di nuovo con i tuoi chili in eccesso, ma anche con la tua autostima che inevitabilmente continua a scendere.

E al fallimento si aggiunge il timore di essere criticata e ridicolizzata di nuovo, da tutte quelle persone insensibili che non capiscono le tue difficoltà e peggiorano la situazione dicendoti di lasciar perdere e di non spendere altri soldi perché tanto non riuscirai mai a dimagrire.

Insomma, le paure che bloccano il tuo voler dimagrire possono essere molte come puoi vedere, ovviamente c’è ne sono delle altre ma queste sono le più frequenti.

Quindi? Ora che le conosci che puoi fare?

Be, io direi che prima di tutto dovresti capire qual’è la paura che più corrisponde alla tua, e poi una volta individuata puoi cominciare a lavorarci per imparare a capire come gestirla o addirittura liberartene così da evitare che possa sabotarti nel raggiungimento del tuo obiettivo: perdere peso e conquistare un corpo e una mente i salute.

Le ansie di mamma ti assalgono? Eccoti un aiuto naturale! Preparati ad essere mamma con il training autogeno

Ti senti stanca, affaticata, già dal mattino senti il tuo corpo pesante? Ti accorgi di avere ansie e paure relative al parto o se sarai in grado di crescere il tuo bambino?

Be, “il mestiere di mamma” è sicuramente uno dei più difficili richiedendo mille competenze diverse.
Devi imparare a svolgere molti compiti nuovi che probabilmente nessuno ti ha mai spiegato, spesso dovrai improvvisare e usare un pizzico di fantasia a volte sbagliando, ma d’altronde è così che si impara.

Dovrai imparare a svolgere le normali attività quotidiane avendo alle spalle pochissime ore di sonno. Preparare contemporaneamente cene diverse in pochi minuti mentre magari il più piccolo piange incessantemente e la più grandina fa i capricci.

Dovrai accettare di essere di nuovo figlia. Da tua madre arriveranno raccomandazioni e consigli di ogni tipo, a volte anche non richiesti ma nello stesso tempo anche un grande ed essenziale supporto, sia a livello emotivo che fisico, e tutto ciò senza neanche il bisogno di chiederglielo. Lei sarà li per te e il tuo bambino in modo incondizionato!

Imparerai a non odiare chi ti sveglia presto anche la domenica mattina, ad accettare il disordine subito dopo aver messo tutto in ordine, ad aggiustare giocattoli o a pulire i muri dove tuo figlio ha dato sfogo alla sua arte.

Imparerai a memoria tutte le favole che esistono, ma anche a non poter evitare il bacio della buona notte, a rispondere ai suoi insistenti mille “perché” anche quando ti sei appena sdraiata per fare un riposino. A smacchiare continuamente i suoi vestitini da cibo, pennarelli, fango e tanto altro.

Ma prima di tutto, dovrai imparare ad accettare la nuova te stessa!

Dopo il lavoro, le faccende di casa e la spesa, riuscivi anche ad andare in palestra o a coltivare i tuoi hobby, a seguire la dieta e a mantenerti in forma oppure a staccare la spina stando un po sola in qualsiasi momento ne avessi avuto bisogno.

Ora dopo il lavoro devi organizzarti per andare a prende tuo figlio a scuola, contemporaneamente alle faccende di casa dovrai aiutarlo a svolgere i compiti o a controllare che non si distragga con il computer o la TV. Approfitterai a fare la spesa o le altre commissioni appena avrai portato tuo figlio a fare sport, in quell’ora farai le cose come flash.

A volte ti sembrerà di avere dei super poteri per le tante cose che riesci a svolgere in una sola giornata. Certo, forse almeno per un po, sarai costretta ad abbandonare la palestra, i tuoi hobby, insomma i tuoi spazi e ovvio che il tuo sistema nervoso verrà messo a dura prova.

Ma il segreto per fare tutto senza stressarti o annullarti completamente sai qual è?

E’ nell’imparare a padroneggiare l’arte della diplomazia e del compromesso. Rimanendo calma e senza andare in ansia sarai in grado di fare benissimo tutto ciò che occorre al tuo “esserino”, anche quando fa capricci ed è fortemente determinato ad ottenere ad ogni costo ciò che vuole lui.

Devi imparare a controllare la tua respirazione, a rilassarti, ad allentare la tensione accumulata e quindi a mantenere il tuo stato di calma, a gestire le tue ansie e le tue paure

In che modo puoi raggiungere tutto questo? Facile, attraverso il Training Autogeno.

Una tecnica di rilassamento molto utilizzata che consiste nella ripetizione di alcuni esercizi che potrai apprendere in modo graduale e poi potrai praticare da sola a casa. Se lo pratichi quotidianamente per 2 o 3 volte al giorno, potrai osservare i suoi benefici già dopo i primi quattro giorni. Alla fine ti bastano circa 10/15 minuti ogni volta che lo fai, quindi potrai trovare facilmente il tempo per svolgerlo.

Il training autogeno ti permette di vivere in maniera più serena e tranquilla tutto il periodo che va dalla gravidanza al parto fin dopo l’allattamento.

In gravidanza ti sarà utile a controllare la respirazione, che dovrà essere regolare, lenta e profonda; a combattere ansie e paure legate a questo evento; a migliorare eventuali contratture e dolori, insomma, a raggiungere un profondo rilassamento e uno stato di benessere generale.

Al momento del travaglio e del parto ti permetterà di sciogliere i muscoli coinvolti in questa situazione, insegnandoti a visualizzare i diversi gruppi muscolari e immaginando di rilassarli uno ad uno; ti garantirà una riduzione del dolore provocato dalle contrazioni, consentendoti così di concentrarti sull’evento stesso.

Una mamma una volta mi disse: “Quando stavo per partorire ero talmente concentrata sulla respirazione e il rilassare i muscoli da non essermi accorta di non aver ancora fatto neanche l’epidurale”.

Dopo la nascita e durante l’allattamento ti accorgerai di come il training autogeno contribuirà a mantenere alti i livelli di autostima e di equilibrio emotivo e ciò migliorerà non solo la tua salute fisica e psichica ma anche quella del tuo bambino, e quindi la vostra relazione.

I benefici si protraggono anche dopo la nascita. Sarai più allenata ad affrontare e soprattutto gestire tutti i piccoli problemi che la cura e la gestione di un neonato comportano.

Il training autogeno aumenterà la tua determinazione, la tua calma e la tua capacità di autocontrollo permettendoti di gestire meglio, sia a livello fisico che mentale, non solo la gravidanza ma anche il parto. E ciò andrà ovviamente a determinare una migliore fiducia in te stessa con degli effetti positivi nella fase di allattamento e in tutte le fasi successive. 

Quindi il training autogeno agisce positivamente sul legame mente-corpo favorendoti nel periodo che va dalla progettazione della gravidanza all’allattamento, nonostante sia un periodo caratterizzato da una serie di cambiamenti fisici, ormonali e dell’umore delicati che mettono in moto meccanismi compromettenti sia per te che per il tuo bambino.

Non aspettare di andare in “tilt” prima di prendere dei provvedimenti, magari rischiando di cadere nella depressione post-partum e poi ricorrere a farmaci per la stanchezza o ad ansiolitici per combattere l’ansia.

Preparati ad affrontare la maternità in modo sereno ricorrendo ad un metodo naturale come il training autogeno che promuoverà le tue risorse per fronteggiare le sfide che ti si presenteranno durante questo periodo.

Hai mai provato cosa si prova “a non sentirsi mai abbastanza”?

In questo articolo ho deciso di riportare la lettera che una mia paziente ha scritto a se stessa di qualche anno prima, per mettere nero su bianco la sofferenza provata fino a quel momento ma nello stesso tempo le risorse e la forza che successivamente è stata capace di ritrovare in se stessa durante il percorso fatto insieme.

Mi ha dato la lettera alla fine del nostro percorso terapeutico, dicendomi:

“Mi sarebbe tanto piaciuto ricevere una lettera simile qualche anno fa, quando pensavo che non sarei mai riuscita ad uscire dal mio “buio”, dalla mia rumorosa solitudine e sofferenza. Quando credevo che nessuno avrebbe potuto aiutarmi. Ma solo adesso ho capito che era la paura di fallire nuovamente a non farmi chiedere aiuto.
Di coraggio per chiederlo ce né voluto tanto, mi spiace non averlo fatto prima”.

Le sue parole mi hanno toccato profondamente, pertanto spero che questa lettera possa essere di aiuto a tutte quelle persone che come lei stanno attraversando un momento buio e credono che non ci sia via d’uscita.

Siamo più forti di quanto crediamo!

Sei più forte di quanto tu possa lontanamente immaginare e in te ci sono già tutte le risorse e la forza di cui hai bisogno per superare questo momento.

 

Cara me stessa,

Hai mai provato quella terribile sensazione di non sentirti “mai abbastanza”?

Mai abbastanza magra da piacere.

Mai abbastanza per essere la figlia che tua madre desiderava

Mai abbastanza per far rimanere tuo padre.

Mai abbastanza capace per diventare un’agonista nello sport.

Mai abbastanza intelligente per eccellere a scuola.

Mai abbastanza competente per sfondare nella professione dei tuoi sogni.

Mai abbastanza speciale per essere considerata la migliore amica di qualcuno.

Mai abbastanza bella per conquistare l’uomo che desideri.

Mai abbastanza perfetta per essere considerata dal tuo compagno la sola donna che vorrebbe al suo fianco. 

Sai cosa si prova? Come ci si sente?
Se lo sai, allora conoscerai talmente bene quel dolore che ti sembra quasi di riuscirlo a provare anche ora. 

In quei momenti in cui non ti senti “mai abbastanza”, il tuo cuore sembra smettere di battere, nello stomaco senti un grosso peso e una forte sensazione di calore che dal petto ti sale fino alla gola, dove il tuo respiro resta soffocato dal dolore di quel momento.

Provi a trattenere il più possibile le lacrime, ma non c’è la fai e silenziose iniziano a scendere ininterrottamente dai tuoi occhi strisciandoti le guance e qualcuna si ferma sulle tue labbra come per ricordarti quanto conosci bene il sapore dell’insuccesso.

E dopo un po che piangi poi qualcosa cambia!

Arriva quella sensazione improvvisa di vuoto allo stomaco, non è fame, perché se provi a soffermarti su quella sensazione ti accorgi che in realtà, dentro di te il vuoto lo senti ovunque, dalla testa fin giù le gambe.

Ti senti completamente svuotata di qualsiasi cosa bella, nonostante forse ne hai tante che ormai non riesci neanche più a vedere.

In quel momento è come se fossi fatta solo di aria, ti senti sospesa, immobile, inerme, senza vita, senza forza per reagire a quello stato di enorme frustrazione che vivi e rivivi continuamente e che sta struggendo il tuo cuore.

Senza la forza di reagire e gridare per trovare qualcuno che ti trovi perfetta così come sei, con i piccoli difetti che hai e che non possa fare a meno di te proprio perché “vai bene cosi come sei”.

Ogni tanto ti sembra di andar bene per qualcosa o per qualcuno ma dopo un po, quasi all’improvviso, quel qualcosa che stavi facendo non era niente di così importante e a chi credevi di andar bene, ti accorgi riesce facilmente a rinunciare a te, a lasciarti andare e a non fare niente per farti rimanere.

Immagino cosa stai pensando!

Possibile sia così difficile trovare qualcuno che farebbe di tutto per non perdermi?
Possibile non ho niente di così speciale per far rimanere qualcuno?

E succede che piano piano non sei più abbastanza neanche per te stessa!

E’ così che cominci a chiuderti, ad allontanarti sempre di più da chi ti è intorno. 

Per smettere di soffrire rinchiudi le tue emozioni in una scatola nera sotterrandola chi sa dove dentro di te, sperando che quelle emozioni non escano mai più fuori.

Così lentamente ti trasformi in un iceberg, per isolarti da ciò che ti fa male o potrebbe provocarti di nuovo dolore diventi di ghiaccio, fino ad accorgerti che le emozioni quasi non ti toccano e allora ti chiudi, ti congeli sempre di più rispetto il mondo esterno.

Questa sembrerebbe l’unica soluzione che ti permette di non crollare, di non sgretolarti quando qualcuno ti ferisce, quando qualcuno ti abbandona.

Potrebbe sembrarti la soluzione a tutte le tue sofferenze, ma senza accorgertene, in realtà non stai facendo altro che peggiorare la tua situazione.

Prima o poi, ti renderai conto che tutto ciò che hai intorno avrà perso importanza, non ci sarà più niente che ti fa soffrire ma neanche niente che ti farà sorridere. Ogni cosa avrà lo stesso insipido sapore, bella o brutta che sia, ti risulterà indifferente.

Non soffrirai è vero, ma non proverai neanche più gioia.

Le cose che prima ti piacevano, che ti facevano emozionare, adesso le fai come un robot perché le emozioni non le provi più. Le persone importanti intorno a te hanno perso valore, un loro abbraccio ti ritrova rigida e fredda perché a te ormai non ti tocca più niente.

Ti sembrerà di esserti salvata mentre stai soltanto morendo, dentro.
Vivrai senza dolore ma anche senza gioia e amore perché in questo modo otterrai solo un risultato, quello di rimanere sola!

Quindi, anche se difficile, prima che sia troppo tardi, prima che sia troppo difficile uscire dal tuo “congelamento emozionale”, prova e impara ad accettarti cosi come sei.

Impara ad essere felice per le cose belle che hai e accettare quelle che forse hai perso. Sentiti fiera per le sfide che hai vinto e non affannarti per rincorrere ciò di cui in realtà potresti tranquillamente fare a meno.

Impara a riconoscere chi veramente ti vuole bene, nonostante possa a volte per rabbia dirti il contrario ma poi alla fine per te c’è sempre e smetti invece di rincorrere e ammalarti per chi ti ha dimostrato che non ti vuole, accetta che non tutti devono per forza far parte della tua vita.

E se non riesci a fare tutto questo da sola, non vergognarti o non pensarci troppo a chiedere aiuto. Io l’ho fatto e ne sono felice.

Siamo fatti di carne e ora posso dire soddisfatta anche di emozioni, non siamo perfetti, invincibili e tantomeno immortali, quindi se ogni tanto nel corso della nostra vita cadiamo e facciamo fatica a rialzarci, non serve farsi mille problemi a chiedere una mano per tirarsi su.

Non serve separarsi dalle emozioni per non soffrire ma accettarle.
Vuoi mettere quanto sia più bello stare dentro un caldo abbraccio piuttosto che essere avvolte dal ghiaccio?

Queste sono le parole scritte da una giovane donna che non sentendosi all’altezza del mondo che aveva intorno, per via del suo passato, ha iniziato a chiudersi in se stessa, a sopprimere i suoi bisogni e le sue emozioni.

Ha iniziato a ridurre le sue porzioni di cibo fino a smettere di mangiare, inizialmente pensando che dimagrendo e conformandosi maggiormente alla società che la circondava, potesse riuscire finalmente a sentirsi all’altezza del mondo, a sentirsi finalmente “abbastanza” per qualcuno.

Ma poi senza accorgersene oltre che dal cibo si era separata anche dalle emozioni e da qualsiasi relazione potesse suscitarne, ottenendo così, esattamente il contrario di quello che desiderava realmente: la solitudine.

Le sue parole probabilmente ti suoneranno simili a quelle di tante persone che alle spalle hanno una storia fatta di separazioni, abbandoni, rifiuti, delusioni e sofferenza.

Persone che nonostante hanno provato a lottare, vedendo comunque che ne uscivano sempre sconfitte, hanno pensato che una soluzione potesse essere separarsi da tutto ciò che secondo loro gli faceva provare dolore: le emozioni.

Se ti sei rispecchiata nelle sue parole, se stai vivendo i suoi stessi momenti, se pensi che quella donna potresti essere tu, non affrontare tutto questo da sola.
Chiamami, insieme sarà più facile superare questi momenti. In due il peso dei pensieri è più leggero.

Anna ha sconfitto l’anoressia. Anna sei tu.

Anna è la classica semplice ragazza che forse molti genitori vorrebbero. Una ragazza che fin da piccola non ha mai dato problemi ai suoi genitori: studiava volentieri, era sempre tra le prime della classe e brava nello sport.

Faceva qualche lavoretto quando non era impegnata con lo studio per non pesare troppo a casa, ubbidiva sempre alle regole stabilite dalla madre, con la quale viveva dopo la separazione dei suoi genitori, era molto affettuosa, socievole e ben voluta da tutti i suoi coetanei.

A 18 anni verso la fine del quinto anno di liceo, essendo in piena adolescenza, si ritrovò come tutte le ragazze della sua età, a doversi confrontare con il suo corpo che cambiava.

Fu per questo che avendo qualche chiletto di troppo, chiese alla madre se poteva andare da una dietologa. La mamma sminuendo la sua richiesta, le disse che non serviva, perché non ne aveva bisogno.

Le sue amiche avevano cominciato a stare attente alla linea e a seguire delle diete sostenute dalle loro madri, mentre la sua le continuava a riempire casa di tutto ciò che a lei piaceva di più e a cui faceva fatica a rinunciare: “Quasi, quasi sembra me lo faccia a posta. Invece di aiutarmi sembra mi voglia rendere tutto più difficile” pensava Anna.

E così inizio tutto!

Anna cominciò progressivamente a saltare tutti gli spuntini in cui la madre non poteva controllarla. Cominciò saltando la merenda della mattina a scuola e poi quella del pomeriggio.

Con scuse banali cominciò a dire alla madre che non faceva colazione a casa e preferiva farla quando arrivava a scuola.
Cominciò a saltare anche il pranzo, quando le capitava di stare sola perché la madre lavorava o perché tornata da scuola andava subito a danza.

Senza quasi accorgersene, alcuni giorni Anna mangiava solo a cena, l’unico pasto che non poteva saltare perché non le capitava mai di stare sola, a meno che non uscisse con gli amici e in quei casi allora non mangiava quasi niente.

Sminuzzava in pezzi piccolissimi ciò che mangiava molto ma molto lentamente. Si ritrovò ad aver imparato a memoria le calorie di tutti gli alimenti e a portarsi sempre dietro la tabella su cui erano scritti come se la rassicurasse. Collezionava ricette e le piaceva cucinare per gli altri, era sempre disponibile qualsiasi cosa le si chiedesse, non diceva mai di “no” a nessuno.

Nel frattempo Anna inizio l’università che le rendeva ancora più semplice saltare i pasti, tenendola quasi tutto il giorno fuori casa. Lasciò la danza a cui non riusciva più ad andare e si iscrisse in palestra che poteva frequentare quando voleva, iniziando a partecipare a tutte quelle attività che le facevano bruciare più calorie.

Nel frattempo il peso scendeva e l’umore di Anna saliva!

La perdita di peso la incentivava a continuare, a tal punto che con vari sotterfugi spesso era arrivata a saltare anche la cena.
C’erano giorni in cui riusciva a farsi bastare una sola pesca-noce, mezza la mattina e mezza il pomeriggio. L’assaporava lentamente e a piccoli morsi, sembrandole la cosa più buona del mondo.

Era sempre pallida, dormiva e mangiava pochissimo, ma riusciva comunque ad avere energia per fare tutto.

La sua aspirazione ad essere perfetta la portava ad avere successo negli studi, nello sport e tra i coetanei, che ad un primo sguardo non si rendevano conto della sua anoressia, notavano solo fosse molto magra.

Sempre precisa nel vestire e molto curata nell’aspetto. Nascondeva però in modo astuto il fatto che stava morendo di fame, che riduceva la sua alimentazione sempre di più, che conteggiasse le calorie in modo compulsivo e che avesse sempre un freddo tremendo.

Nonostante tutto, Anna si sentiva veramente bene, si sentiva forte per riuscire a resistere allo stimolo della fame per così tanto tempo e questo la rendeva felice.

Non poteva dirsi lo stesso dei suoi familiari e soprattutto dei suoi genitori, che invece erano disperati e preoccupati, vedendo che continuava a dimagrire e non sapevano che fare.

Era diventata magrissima, scavata nel viso, il seno e le sue curve ormai non si vedevano più e anche il suo ciclo ormai era sparito da quasi un anno. Biondina con i capelli a caschetto, il fisico minuto e quel visetto indifeso e sempre pallido, la pelle chiarissima… si, ormai sembrava proprio una bambina.

Ma a lei andava bene così!

Le persone iniziarono a trattarla come una malata e lei cominciò a diventare infelice, il loro atteggiamento la innervosiva e rattristava contemporaneamente. Cominciò a diventare meno socievole e apparentemente meno affettuosa, non riusciva più ad abbracciare le persone a cui teneva, appariva fredda, chiusa, distante da chiunque, nonostante invece, avesse un bisogno assurdo di protezione e soprattutto di affetto.

Il dolore che Anna stava provocando nei suoi genitori, nonostante forse quello che lei stessa tratteneva dentro fosse anche più grande, la spinse comunque a soffermarsi su di sé per cercare di comprendere quello che le stava accadendo.

Lei voleva perdere solo quei chiletti di troppo, il fatto che continuasse a ridurre la sua alimentazione sempre di più, che cercasse di raggiungere un peso sempre più basso attraverso digiuni o farmaci che toglievano la fame, che conteggiasse le calorie in modo compulsivo e che si sfiancasse di sport per cercare di bruciarle, sono tutte cose avvenute senza che lei quasi se ne accorgesse.

Non sapeva di preciso cosa le stesse accadendo, ma si rese conto che c’era qualcosa che non andava e doveva prendere provvedimenti.

Così dopo una lunga chiacchierata con la mamma, decise di andare dal suo medico che le consigliò di contattare uno psicoterapeuta che si occupava del trattamento dei disturbi alimentari, essendo il suo un classico caso di Anoressia Nervosa.

Fu così che io ebbi il piacere di conoscere Anna ed i suoi genitori.

Gli spiegai cosa stava accadendo a Anna, offrendogli informazioni in merito al disturbo alimentare che ormai sembrasse presentare da parecchio tempo e sul tipo di trattamento più indicato, e insieme decidemmo di iniziare questo percorso.

Quella più titubante ovviamente era Anna, ma fin dal primo incontro tra noi ci fu subito sintonia che la porto velocemente a fidarsi di me.

Mi disse che sapeva di dover risolvere il suo problema ma nello stesso tempo aveva paura.

Paura di riprendere peso?

Non solo, sapeva che il suo peso ormai fosse troppo basso e che qualche chilo in più non le avrebbe fatto male. La sua preoccupazione principale, infatti, era legata fondamentalmente alla paura di perdere il controllo: “Se perdo il controllo sul cibo, perderò il controllo anche su ciò che mi circonda? Su ciò che amo?”

E fu così, che accogliendo le sue paure, le sue fragilità, i suoi bisogni ma soprattutto le sue risorse che cominciammo a lavorare insieme arrivando al traguardo prima solo sognato.

Anna oggi è una ragazza sana e felice che ha fatto pace con il cibo, ritrovando nel gusto di mangiare la sana gioia di condividere la tavola con le persone a cui vuole bene.

Viviamo insieme eppure sono solo

A volte le storie d’amore finiscono, ma nessuno dei due ha il coraggio o la voglia di ammetterlo, sia a se stesso che all’altro.

Spesso vi ritrovate a trascinare la vostra storia per mesi o addirittura anni, come fosse un corpo inerte, che senza energie e voglia di vivere si trascina pesante nel tempo, e questo non porta altro che a renderti profondamente triste, infelice ma soprattutto solo

Pur continuando a vivere sotto lo stesso tetto, magari anche con i vostri figli, la casa ti sembra vuota, c’è soltanto il rumore del silenzio a farti compagnia.

Vi salutate appena, tra voi non c’è più alcun gesto affettuoso, nessuno sguardo, le poche parole che vi scambiate quasi per sbaglio a testa bassa, sono sempre dette con tono freddo e distaccato.

Sembrereste quasi due sconosciuti… se non ci fossero i vostri figli a ricordarvi che siete tutt’altro!

Immagino che non abbiate mollato tutto al primo problema sorto, e che più di una ferita avrete provato a medicare, ma forse non è stato sufficiente. Ci sono ferite troppo gravi da poter curare e spaccature così profonde che a volte non possono essere riparate in nessun modo.

Sono queste che dovrebbero farti capire che forse è arrivato il momento di smettere di remare senza una meta, posare i remi come forse avrai già fatto e però poi abbandonare la barca per evitare di affondarvi insieme.

Ma allora è davvero finita? Che dirti!

Non posso risponderti con certezza non conoscendovi come coppia, ma sicuramente la cosa che puoi fare è quella di provare ad analizzare la vostra situazione, cercare di capire a che punto siete arrivati, mettere sulla bilancia quello che ancora funziona nella vostra coppia, nella vostra famiglia e quello che invece non sta più funzionando, cercando così di capire se magari da soli o con un aiuto esterno potete ripararlo e magari far funzionare la vostra relazione addirittura meglio di prima.

Per fare questo primissimo bilancio iniziale, prova a porti qualche domanda.

Ovviamente ogni relazione è diversa dalle altre, e non potranno essere poche risposte a poter dare una sentenza definitiva al vostro rapporto.

Sicuramente però potranno aiutarti a capire se dovete iniziare a fare qualcosa, per recuperare te stesso e la relazione che forse non c’è quasi più o addirittura potrebbe non esserci mai stata.

Non scorderò mai le parole di una mia paziente alla fine del percorso: “E’ come se per la prima volta fossimo veramente una coppia, da una parte mi rattrista perché vuol dire che per 10 anni abbiamo solo creduto di esserlo, dall’altra mi rende terribilmente felice!”… sarà per questo che il marito le ha rinnovato la proposta di matrimonio dopo 10 anni che già erano sposati.

Leggi qui di seguito alcune delle domande che ho selezionato, le più indicative secondo me, nell’evidenziare se una relazione sta affondando. Magari possono darti una mano a capire se è ora di attivarsi e prendere provvedimenti prima che sia troppo tardi:

  • Ti senti freddo e distante dal partner e agisci esclusivamente in maniera meccanica o per abitudine?
  • Non hai più piacere a fare l’amore con il tuo partner e non sopporti addirittura il suo odore?
  • Non sopporti più quei suoi difetti che prima abbozzavi quasi volentieri?
  • L’idea di stare insieme al partner ti scoraggia, mentre quella di trascorrere del tempo da solo ti carica positivamente?

Allora come è andata?

Ovviamente queste sono solo alcune delle tante domande che ci si possono porre, ma sicuramente avrai già iniziato a farti un’idea.
D’altronde come scriveva lo scrittore Roberto Gervaso: “È più facile capire quando l’amore comincia che quando finisce”.

L’amore non muore mai da solo.

Muore perché forse non siamo stati in grado di alimentare la sua sorgente di energia.

Muore per gli errori commessi, per i tradimenti compiuti, per le ferite procurate e ricevute.

Muore per stanchezza, per noia, muore perché logorato da situazioni che vanno avanti da anni deteriorando sempre di più la coppia.

L’amore può finire per un motivo ben preciso o può semplicemente affievolirsi nel tempo perché non è sufficientemente alimentato, ma qualsiasi sia il motivo, quando finisce lascia al suo posto un grande vuoto tormentato dai ricordi di ciò che si è fatto insieme, dalla malinconia di come si stava bene un tempo, dal dolore di quanto si è perso e dal rammarico per non avere più la certezza di poter riavere tutto ciò che si è costruito insieme.

Accorgersi e rendersi conto di tutto questo è però essenziale per poter prendere una decisione, indipendentemente che sia nella direzione di ricominciare insieme con nuovi presupposti o di proseguire per strade separate riappropriandosi della propria identità persa in una relazione che non c’era più.

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Ancora ti chiedi perché la vostra storia d’amore è finita?

Nei primi tempi della vostra storia d’amore è stato tutto bellissimo, non vedevate l’ora di vedervi, non facevate altro che sentirvi al telefono o scrivervi messaggi dolci, cercavate di stare insieme più tempo possibile, facevate l’amore quasi ogni giorno.

La passione era alle stelle, ogni occasione era buona per coccolarvi o iniziare un gioco erotico che poi finivate facendo l’amore.

E’ si, proprio da farfalle nello stomaco!

Poi senza quasi accorgervene si è insinuata la quotidianità, le piccole abitudini e la routine che ha ucciso la passione e alla lunga ha logorato la vostra relazione.

Ecco arrivare la crisi della coppia!

Certo, suppongo che la vostra crisi di coppia non sia stata determinata da un singolo evento, o meglio forse può esserci stato un evento scatenante (un tradimento, un aborto, un licenziamento, ecc.) che vi ha destabilizzato, portando alla luce delle criticità già presenti nel vostro rapporto.

Quindi la vostra crisi, non è stata determinata solo da quello specifico evento scatenante, ma molto probabilmente da una combinazione di fattori che si sono protratti nel tempo fino a logorare, senza quasi rendervene conto, la vostra vita di coppia.

Non senti più le farfalle nello stomaco, al loro posto ormai c’è solo un vuoto che sembra diventare sempre più grande.

A volte ti sembra invece di mandare giù un grosso masso. Un masso rappresentato dalle parole non dette per paura di discutere, dai bisogni repressi perché ormai incapaci di esprimerli, dalla pesantezza del clima relazionale, dal disagio e dalla consapevolezza che la relazione non funziona più, e dalle lacrime per la sensazione d’impotenza di non riuscire più a cambiare da soli il vostro rapporto.

“Ma come è potuto succedere?”

Ti chiederai: “Eppure sembrava che andassimo così d’accordo!”

Be, un problema potrebbe essere proprio questo!

Lo sai che in molti casi la mancanza di momenti di forte conflittualità, di piccole crisi o di sano confronto, è proprio alla base di una crisi di coppia?

Una dinamica relazionale, infatti, molto presente nella coppia, è quella in cui si tende a compiacere il partner anche quando ciò significa rinunciare a esprimere le proprie idee, gusti e bisogni.

Ovviamente possono essere diverse le cause che portano a una dinamica di questo genere.

Vediamo se ti riconosci in una di queste:

  • Non affronti eventuali comportamenti dell’altro che ti feriscono o infastidiscono evitando di dire o fare qualcosa per paura di urtare il tuo partner o di un eventuale conflitto con lui.
  • Compiaci il tuo partner per una tua scarsa autostima, per il bisogno di dare un’immagine positiva di sé e di corrispondere alle aspettative altrui per sentirsi accettati.
  • Hai tratti ansiosi che comportano il bisogno di mantenere il controllo sulle reazioni del tuo partner assecondandolo su ogni cosa.
  • Non ti lasci mai prendere dalle emozioni negative per pregiudizio culturale viene socialmente imposto che la rabbia è un sentimento che va represso e quindi la soffochi.

Nel tempo però, questo tipo di atteggiamento, non fa che impoverire la tua capacità di esprimerti, facendoti sentire sempre di più in una gabbia, in un clima di assenza di libertà che produce frustrazione e risentimento.

Insomma, tutti elementi di un malessere che, non trovando sfogo, nonostante il desiderio di cambiamento e i tentativi falliti per risolvere i problemi, con il tempo si è alimentato trasformandosi in qualcosa di sempre più complicato.

Spesso, infatti, questi tentativi riparatori, si trasformano in dinamiche ripetitive che invece di risolvere il problema, continuano ad alimentarlo trasformandolo in qualcosa di sempre più complesso.

Per questo è importante agire in modo da evitare che si instaurino queste dinamiche negative.

In moltissimi casi, quindi, non sono grandi catastrofi a far morire la passione e mandare la coppia in crisi, ma delle dinamiche ripetitive e negative, che si trasformano in una specie di “cattive abitudini” che con il tempo, minano le fondamenta del vostro rapporto portando al crollo della coppia.

 

Tra queste, oltre a quelle di cui abbiamo appena parlato, possiamo trovarne delle altre:

  • All’inizio della storia, si ha voglia di stare e fare ogni cosa insieme.
    In questo modo però, si rischia di instaurare e abituarsi ad un legame simbiotico, caratterizzato da un comportamento di stretta dipendenza tra i due partner, ai quali vengono a mancare gli spazi individuali.Questo prima o poi porta a perdere di vista sé stessi e i propri obiettivi personali, con il risultato che piano piano il partner, oltre a sentirsi soffocato, non riuscirà più a vedere la persona di cui si è innamorato.
  • La routine e la pigrizia del darsi per scontati che con il tempo si insinuano nel rapporto di coppia. Dopo diversi anni che si sta insieme, molte persone tendono a dare per scontato il proprio partner e i suoi sentimenti, pensando che non serva e non ci sia il bisogno di sedurre, di avere attenzioni particolari, fare qualche gesto romantico o di ritagliarsi dello spazio e del tempo per stare o fare qualcosa insieme. Purtroppo nell’amore, l’indifferenza o il darsi per scontati, porta al “non amore”.
  • La gelosia è positiva nella coppia, se contenuta. Quando invece, è provocata in uno dei due partner, dall’insicurezza e dalla paura di essere abbandonato, diventa una pulsione negativa che porterà a logorare la fiducia tra i due partner.
  • Gli egoismi di uno o entrambi i partner rispetto il voler avere sempre ragione oppure la pretesa che le proprie esigenze siano sempre assecondate, senza curarsi o cercare di comprendere i bisogni del partner. Escludendo così la possibilità di arrivare ad un compromesso.
  • Le intromissioni in una coppia, da parte della suocera, degli amici o dei parenti, potrebbero influenzare negativamente i partner creando dubbi nella coppia, sui fatti o sul loro rapporto, che solo la coppia stessa conosce davvero bene. Dovrebbe spettare solo alla coppia prendere decisioni o fare il punto della situazione, mentre in alcuni casi ci si lascia influenzare dagli altri.
  • La mancanza di sincerità nei confronti del nostro partner o di onestà verso i nostri bisogni, desideri, pensieri e sentimenti, possono essere dannose per il rapporto. Infatti, la mancanza di sincerità, quindi le piccole o grandi bugie che diciamo al nostro partner, se scoperte possono portare ad una perdita della fiducia; mentre, la mancanza di onestà verso sé stessi, rischia di farci ritrovare a vivere una relazione che non desideriamo.
  • Quando, sbagliando, pensiamo di sapere come si sente, cosa pensa, vuole e ha bisogno il nostro partner invece di chiederglielo direttamente e ascoltarlo.
  • In alcuni casi, ci dimentichiamo che una coppia è formata da due persone indipendenti. Uno dei due partner tende a basare sull’altro tutta la propria vita, affidandosi e appoggiandosi completamente ad esso, pensando che da solo non è in grado di farcela.

In questo modo però, si genera un legame di dipendenza, che rischia di bloccare la nostra crescita individuale, dato che non riusciamo più a vederci come individui autonomi, ma solo come parte di una coppia, adagiandoci sulla sicurezza che “tanto c’è l’altro”.

Ti sembrerà strano, ma nella vita di una coppia, è importante e può considerarsi fisiologico, che ci siano delle piccole crisi, ovviamente circoscritte nel tempo.

La quotidianità a volte è difficile, il confronto delle idee a volte faticoso, condividere le scelte o prendere decisioni importanti non è sempre semplice, per questo l’accordo e la mediazione in una coppia spesso richiedono passaggi difficili e faticosi oppure rinunce dolorose da parte di uno o di entrambi i partner.

Ma tutto ciò, ha lo scopo di portare la coppia a una sana conflittualità, che cerca di trovare un equilibrio che possa permettere una buona e duratura convivenza dei due partner, nonostante abbiano idee proprie e modi di fare e atteggiamenti diversi.

Chi non ha mai avuto paura di essere abbandonata?

Immagino che sicuramente conoscerai le sensazioni che derivano dall’essere lasciata, abbandonata, quella frattura che sembra spezzi la tua vita in due, lasciandoti a metà, confusa e con un enorme vuoto che in quel momento sembra non poter essere colmato con niente.

Nessuna cosa o persona sembra riesca a curare quell’enorme ferita che ti è stata fatta, e che in tutti i modi cerchi di medicare… ma continua a bruciare, a fare male.

E intanto il tuo umore peggiora sempre di più, diventi triste, apatica, non hai voglia di vedere nessuno (anche se sai ti farebbe bene), ti senti sempre stanca, senza forze e senza fiducia.

E poi però!

Quando finalmente ti decidi di riprovare a iniziare una nuova relazione, nella tua testa le domande sono sempre le stesse: “Quanto durerà?”. “Gli importerà veramente di me o sono solo di passaggio?”, o ancora “Come faccio a sapere che non mi lascerà per qualcuna migliore di me?”.

Be, sono sicura, che anche tu ti sarai posta qualche volta queste domande all’inizio o nel bel mezzo di una relazione avendo paura di essere abbandonata di nuovo!

No! Non ho questa sicurezza perché penso che tu sia una persona debole, insicura, fragile e bla bla bla… ma semplicemente perché, forse non lo sai, il senso d’abbandono è un sentimento innato dell’essere umano, è una reazione naturale alla perdita di un legame affettivo importante (una relazione famigliare, sentimentale o anche un’amicizia) ed è presente fin dalla nascita proprio perché ha una funzione ben precisa.

Appena nasciamo, infatti, la nostra sopravvivenza dipende in tutto e per tutto dalla persona che si prende cura di noi, e proprio per questo motivo, la natura ci ha fornito la “capacità” di soffrire se veniamo “staccati” da chi ci fornisce queste cure, e ciò per permetterci di sopravvivere, per motivarci a ricercarne la vicinanza e aumentare così le probabilità di poter rimanere in vita.

Però mi raccomando, fai attenzione!

Il senso di abbandono è un sentimento naturale se sorge dopo la fine di un legame affettivo, se invece si presenta senza un motivo reale, allora potrebbe diventare un problema vero e proprio.

Alcune persone, infatti, possono sviluppare la paura di essere abbandonati anche quando non lo sono. Anche in assenza di prove, queste persone, sentono che il loro partner prima o poi le lascerà.

Purtroppo però, l’aspettarsi tale esito, porta queste persone ad essere continuamente allerta e alla ricerca di prove che vanno a confermare la loro convinzione, e ciò senza accorgersene, va a provocare la fine della relazione stessa.

Il perché tutto ciò accade, può collegarsi alle esperienze d’attaccamento vissute durante l’infanzia e l’adolescenza, e fondamentalmente a tre diversi fattori:

  • Il temperamento o meglio il carattere che si ha da bambini.
    Infatti, ci sono alcuni lati del temperamento che possono portare a sviluppare una maggiore o minore sensibilità all’abbandono o a percepire in modo più o meno intenso il distacco.
  • Il modo di relazionarci con gli altri, che ci costruiamo in base al tipo di rapporto che abbiamo avuto con le nostre figure di riferimento fin da bambini, e sarà quello che determinerà una maggiore o minore fiducia nelle relazioni che instaureremo da adulti.
  • Il fattore psicologico che praticamente riguarda il modo in cui da bambini interpretiamo i gesti messi in atto dai nostri genitori e le determinate emozioni che ne seguono.

Indipendentemente dal fattore per cui tu abbia sviluppato il senso di abbandono, sai bene che è un sentimento difficile da gestire, e ti porta a non fidarti dell’amore che prova per te il tuo partner, a percepirlo poco presente o coinvolto anche quando non è vero. Giusto?

Posso immaginare le domande che ti fai: “Gli piacerò veramente?”. “Se gli importa di me perché non è più presente?”. “Cosa accadrà se conosce qualcuna più interessante di me?” o ancora “Come faccio a sentirmi sicura se non è presente come vorrei?”.

Hai mai pensato che senza accorgertene forse potresti essere proprio te a mettere in atto dei comportamenti che potrebbero aggravare ulteriormente la tua paura dell’abbandono? Be, effettivamente a volte è proprio così.

Sono principalmente 4 i comportamenti “sbagliati” che senza rendertene conto, potresti mettere in atto nelle relazioni, spinta dalla paura di essere abbandonata.

1. Scelta di partner poco affidabili

Spesso coloro che sono convinti che le relazioni siano instabili, finiscono per instaurare legami proprio con persone instabili, incapaci di impegnarsi in una relazione durevole ed emotivamente inaffidabili.

Sono spinti verso questo tipo di individui perché inconsapevolmente, li riconoscono come più simili all’immagine della figura di riferimento che si sono costruiti nell’infanzia.

Ovviamente, la scelta di persone inaffidabili e poco accessibili, si trasforma in un circolo vizioso, che tiene viva la percezione di una relazione instabile e di conseguenza amplifica la paura dell’abbandono.

2. Comportamento di evitamento

Un secondo comportamento disfunzionale che viene adottato nelle relazioni è quello di evitamento, cioè decidere di non legarsi sentimentalmente agli altri.

Molte persone che hanno paura di essere abbandonate, evitano di legarsi agli atri, conducendo una vita in solitudine o instaurando relazioni in cui sono poco affettuosi, poco empatici, indifferenti ai bisogni e a gran parte delle richieste del partner che viene poco incluso nella vita sociale (cerchia di amici, familiari, ecc).

“Se non mi lego, quando la storia finirà non soffrirò molto”, questa è la frase che infatti solitamente passa nella mente di queste persone.

Gestire le relazioni in modo così distaccato, naturalmente però prima o poi, porterà l’altro partner a distaccarsi, poiché non sentendosi amato, potrebbe decidere di chiudere la relazione.

3. Comportamento d’ipercompensazione

Un altro tipo di comportamento disfunzionale, messo in atto da persone che possono apparire come molto possessive, è quello d’ipercompensazione che consiste nel controllare tutti gli spostamenti del partner per accertarsi che non stia facendo niente di dannoso o scorretto, ciò con lo scopo di impedire l’insorgere della paura dell’abbandono o l’abbandono vero e proprio.

“Se controllo il mio partner, non mi potrà tradire, né fare niente di male”, questo solitamente pensano le persone che mettono in atto un comportamento ipercompensatorio.

Ovviamente, anche in questo caso, l’altro partner, sentendosi soffocato perché continuamente controllato ma anche non creduto, potrebbe decidere veramente di interrompere la relazione stessa.

4. Comportamento di resa

Infine c’è il comportamento di resa che consiste appunto nell’arrendersi nei confronti dell’abbandono. Colui che ha paura di essere abbandonato, si comporta da vittima, da abbandonato con il solo scopo di convincere l’altro partner a non abbandonarlo e quindi a cessare l’abbandono: “Se gli faccio vedere come mi sento quando vuole lasciarmi, smetterà di farlo e troverà un’altra soluzione per non farmi soffrire”.

Naturalmente, anche in questo caso, l’obiettivo è fare di tutto per non sentirsi o essere abbandonati, ma tuttavia, i comportamenti di resa producono due esiti negativi.

Il primo è che per il partner, alla lunga, potrebbe essere difficile contenere e capire questi comportamenti. Il secondo è che, comunque sia, l’ansia d’abbandono rimarrà stabile, poiché le azioni dell’altro partner confermano l’idea che ci sia veramente sempre la possibilità di essere abbandonati.

Ciò che ho appena scritto, sta a dimostrare come questi comportamenti che sono mirati a evitare l’ansia di abbandono, in realtà non fanno altro che rinforzarla ulteriormente, mantenendo viva la sensazione e la convinzione che le relazioni siano qualcosa che prima o poi finisce generando un forte dolore e che quindi sia necessario rimanere sempre attenti e vigili.

Be è vero!

Le relazioni possono finire e si può essere abbandonati, ma sicuramente non è con i comportamenti che ho appena descritto che puoi riuscire a far durare un rapporto di coppia e ad eliminare la paura e la possibilità di essere abbandonata.

E ovviamente non puoi neanche rimanere sempre vigile e attenta mentre vivi una relazione, altrimenti rischi di vivere in apnea, e quindi di non vivertela affatto.

Naturalmente però, esistono modi e comportamenti che permettono ad una coppia di durare nel tempo e diminuiscono la paura dell’abbandono…

Ti domandi quali siano?

Contattami, usa la chat, mandami un’email o un sms e entro poco tempo risponderò alle tue domande… vediamo cosa posso consigliarti per diminuire questa tua paura di essere abbandonata e migliorare il rapporto con il tuo partner.

Smetti di spegnere le tue emozioni con il cibo. 3 consigli per dominare la fame nervosa.

Quante volte ti sarà capitato mentre ti sentivi annoiata, triste, sola, nervosa, arrabbiata o malinconica, di aprire e chiudere continuamente, senza trovar pace, tutti, e dico tutti, gli sportelli di casa dove tieni le cose da mangiare?

Vuoi scommettere che riesco a farti sorridere? 🙂

Cerca per un attimo di chiudere gli occhi e di visualizzarti come se fossi un cartone animato.

Immaginati nel girare dentro casa con la lentezza di una lumaca che si trascina dietro il peso del mondo o al contrario, immaginati come una trottola impazzita che passa da una stanza all’altra di casa.

Apri prima la porta del frigorifero infilando dentro la testa per capire cosa è rimasto, poi gli sportelli della credenza infilando il braccio fino in fondo alla mensola “non si sa mai fosse rimasto un barattolo di nutella che avevi nascosto” o magari di infilare le mani in tutti i cassetti dove nascondi le caramelle a tuo figlio.

Non ti è venuto da sorridere mentre ti immaginavi “fare musica” con tutti gli sportelli di casa? Altro che banda musicale…

Io, un bel po di anni fa, era la prima cosa che facevo quando arrivavo a casa di mia nonna: “Hai cominciato a suonare tutti gli sportelli? Vieni i biscotti sono al forno”… Fregata! Li non ci avrei mai guardato.

Tornando a noi!

Ho sbagliato o è quello che accade anche a te?

Hai mangiato da poco il tuo pasto, il tuo stomaco sta bene, non ti senti realmente affamata e nonostante, sai già che dopo ti sentirai anche in colpa, in quel momento il tuo cervello sembra chiudersi completamente.

L’unica cosa a cui riesci a pensare è: “Cosa posso mangiare? Cosa sarà rimasto della cena? Chissà se ho ancora quei biscotti tanto buoni?”.

E cominci ad addentare come un lupo la crostata fatta il giorno prima, la pizza avanzata dalla cena o inizi a mangiare come fossero noccioline, uno dietro l’altro, quei biscotti al cioccolato che ti piacciono tanto, a volte fino a finirli tutti rimanendone persino disgustata.

Ma lo so, è più forte di te. Ci sono momenti in cui proprio non riesci a resistere, in cui ti sembra quasi di perdere il controllo su te stessa, di essere posseduta e finché non trovi qualcosa da mangiare non riesci a darti pace.

Sai bene di cosa stiamo parlando vero?

E’ la famosa “fame emotiva”, meglio conosciuta come “fame nervosa”, quell’impulso che ti porta a consumare cibo in modo compulsivo e senza controllo.

E’ una voglia di mangiare che non nasce da un bisogno fisiologico (che una volta soddisfatto, lascia il posto al senso di sazietà), ma da uno stato emotivo (noia, rabbia, tristezza, ansia, malinconia, paura, solitudine o disagio legato a qualche difficoltà) che crea frustrazione e quindi un nervosismo che si manifesta con una forte voracità.

Non si tende semplicemente a mangiare, ma ad abbuffarsi, e ad esagerare sia nella quantità che nel tipo di cibi ingeriti.

Sicuramente più di qualcuno ti avrà detto: “E’ solo questione di volontà. Se non ti riesci a controllare vuol dire che non ne hai abbastanza forza di volontà”.

Ma lo so bene! Avendola vissuta anche io per diverso tempo, non è tanto una questione di volontà, e non è neanche semplice imparare a controllarla da sola, perché a volte quando ti sembra di riuscirci, quando meno te lo aspetti perdi di nuovo il controllo e i tanti sforzi fatti sfumano via in un attimo.

E’ per questo che la guida e il sostegno di un terapeuta in questo caso ti darebbero (danno) una gran mano. Ma vediamo intanto cosa puoi fare da sola.

Allora vediamo! Ci sono parecchie cose che puoi fare, intanto prova ad applicare con questi 3 suggerimenti che ti do, sono sicura che ti faranno comodo, per me è stato così.

1)     Smetti di bloccare la fame nervosa, non fai che rinforzarla ancora di più

Sicuramente ne avrai provate già tante di strategie per cercare di bloccare la fame nervosa, comprese diete, farmaci e chissà cos’altro.

Ma se la Fame Nervosa come ti ho detto prima, è di origine interna, la vera soluzione devi cercarla dentro di te, poiché tutti questi metodi che hai usato fin’ora, oltre a non servire a niente la rinforzano anche.

Quindi, la prima cosa che puoi fare è: smetti di provare in mille modi a bloccare la fame nervosa, perché altrimenti non fai altro che allontanarti dalla soluzione che stai ricercando.

2)     Scrivi qual è l’emozione che ti parla

Come ho accennato sopra, e sono sicura tu sarai d’accordo, quando vai alla ricerca di qualcosa da mangiare, non è per vera e propria fame, dato che la gran parte delle volte hai anche già mangiato il pasto che ti spettava.

L’attacco di fame arriva quindi per placare un qualche stato d’animo che provi in un preciso momento: rabbia, tristezza, ansia, noia, ecc.

Questo avviene perché la coscienza avverte questi stati d’animo come troppo intollerabili e cerca un modo per poterli sedare… lo fa con il cibo.

“Ma cosa posso fare allora in alternativa?” ti chiederai.

Devi imparare “a stare” in quegli stati d’animo che sono alla base dell’attacco di fame e quindi dell’abbuffata. Solo questo ti permetterà di non usare più il cibo per scapparne via.

Quindi, quando senti che arriva l’attacco di fame, e il tuo corpo comincia subito ad attivarsi per cercare qualcosa da mangiare, fermati un attimo, proprio li dove ti trovi, fai un profondo respiro e cercando di ascoltare l’emozione che ti stava spingendo a mangiare chiediti: che emozione sto provando in questo momento?

Non serve che ti metti a cercarne le cause ora, ma soltanto a dar spazio alle emozioni accettandole e imparando a “starci dentro”.

Se vuoi puoi anche avere un quadernino dove scrivere quello che stai provando, per poi così capire qual è l’emozione che ti sta parlando in quel preciso momento.

Sarà faticoso inizialmente “stare con la tua emozione” ma posso garantirti che piano piano ti apparirà sempre più semplice e ti permetterà di avere una maggiore consapevolezza e controllo di quello che provi senza il bisogno di spegnere l’emozione con il cibo.

3)     Fai una lista di cosa hai veramente “fame”

Come appena scritto al punto 2, quando vai alla ricerca in modo incontrollabile di qualcosa da mangiare, non è per vera e propria fame, dato che hai mangiato da poco, e questo sta ad indicare che hai fame di altro.

Ti chiederai: “Si ok, ma allora di cosa ho fame?”.

Esatto proprio questo devi cercare di capire. Di cosa hai veramente fame, qual è l’emozione che hai bisogno di nutrire in tutti quei momenti in cui compare la Fame Nervosa?

Aiutandoti con quello che hai scritto precedentemente fai una lista di ciò di cui potresti aver “fame” in quel preciso momento.

Potresti aver fame di affetto, di parlare di qualcosa che ti preoccupa, di rassicurazione, di maggiori conferme, di essere lodata, di una relazione sentimentale o di un’amicizia o semplicemente di un abbraccio.

Prova a riconoscere ed accettare di aver fame di qualcosa che il cibo non può veramente saziare ma solo mettere momentaneamente a tacere. E’ difficile ma non impossibile. Provaci come ho fatto io (io ci sono riuscita). J

Per concludere, smetti con spegnere le tue emozioni con il cibo perché sai bene che non ti porterà da nessuna parte.

Se ti fa piacere fammi sapere come ti sei trovata con questi 3 semplici consigli, se riesci a appuntarti i tuoi stati d’animo e come hai gestito gli attacchi di fame nervosa.

E’ possibile che la soluzione ce l’abbia davvero a portata di mano, devi solo allungare la mano e afferrarla.