C’è chi ha paura di ingrassare e poi ci sei tu, che hai paura di dimagrire!

Ieri stavo facendo il colloquio con una mia super paziente (C.) e mi ha dato l’idea per questo articolo, che chissà magari può aiutare chi ha le sue stesse paure e difficoltà.

C. è arrivata da me perché non riusciva a perdere peso o meglio dopo aver provato diverse diete che la facevano dimagrire, all’improvviso perdeva il controllo e ricominciava con le sue abbuffate. Come conseguenza, non solo riprendeva il peso perso ma aggiungeva ogni volta anche altri chili. “Sono brava a seguire le diete, ma arrivata ad un determinato dimagrimento mi blocco e non le seguo più e ovviamente riprendo peso”.

Quando mi ha contattato la prima volta, era piuttosto dubbiosa se iniziare oppure no il percorso perché mi disse che aveva paura, paura di poter fallire di nuovo, di dover ancora dare ragione ai suoi genitori sul fatto che non c’è l’avrebbe fatta nemmeno questa volta a perdere peso e che avrebbe solo sprecato soldi.

Al nostro primo colloquio, mi disse che non riusciva a dimagrire o meglio dimagriva ma arrivata ad un certo punto, le nascevano mille paure che la portavano a mollare la dieta e quindi a riprendere peso.

Mi disse che era consapevole del fatto che negli anni il suo peso in qualche modo l’aveva protetta, era servito per tenere lontane alcune persone e evitare possibili relazioni sentimentali. Ma sapeva anche, di non poter più andare avanti in quel modo, perché era dannoso per la sua salute: “Mi rendo conto che alcune volte faccio delle abbuffate in cui non mastico neanche, non so come faccio ma mando giù alcuni cibi praticamente sani e non smetto di mangiare finché non mi sento piena e sto male”.

Davanti a parole del genere, quanto possono essere grandi le paure di una persona? E quanto può essere altrettanto grande il suo vuoto interno per farla addirittura arrivare a mangiare i cibi praticamente sani?

Chiunque abbia cercato di perdere peso senza riuscirci o magari dimagrendo e poi riprendendo peso con gli interessi, sa bene che, se si vogliono ottenere dei risultati duraturi, individuare gli auto-sabotaggi è necessario e forse a volte più importante della dieta e dell’esercizio fisico. E’ essenziale quindi considerare la componente psicologica che spesso purtroppo molte persone sottovalutano totalmente.

Questo però fortunatamente, non è stato il caso di C. che essendo una persona con grandi capacità intellettive, aveva fin troppo capito che il suo problema non era la dieta ma capire perché avesse così tanta paura di dimagrire e soprattutto come gestire questa paura.

Con C. abbiamo iniziato a lavorare fin da subito stabilendo degli obiettivi e delle priorità e abbiamo concordato di lavorare sulla suapaura di dimagrire” nel momento in cui si fosse presentata.

E’ stato così che ieri, dopo aver già perso 12 Kg dal primo colloquio e aver preso consapevolezza di quello che mangia e quindi di saperlo gestire autonomamente senza il bisogno di seguire una dieta, mi dice: “Ecco, ho perso ancora peso e anche se da una parte sono contenta perché mi rendo conto che sto dimagrendo senza il bisogno di seguire una dieta come facevo prima, dall’altra mi accorgo che più mi avvicino al peso desiderato più aumentano le mie paura di dimagrire”.

Si, lo so! Ti fà un po strano nella società di oggi, sentire che c’è qualcuno che ha paura di dimagrire e non di ingrassare. Ma invece è così!

Ho detto a super C. che non doveva preoccuparsi, perché come concordato all’inizio, appena le paure si sarebbero presentate, ci avremmo lavorato immediatamente e insieme avremmo trovato il modo di sconfiggerle o magari semplicemente di gestirle.

Seppellire o mettere da parte le tue paure pensando che prima o poi spariscano da sole e minimizzare o sminuire i tuoi auto-sabotaggi pensando che quella sia la soluzione giusta, non ti farà arrivare all’obiettivo che tanto desideri ma anzi ti ostacolerà nel suo raggiungimento.

Proprio per questo motivo, è di primaria necessità, identificare quali sono le paure che ti ostacolano portandoti a comportamenti di auto-sabotaggio a volte inconsapevoli ma comunque disfunzionali per il raggiungimento del tuo obiettivo.

La paura di dimagrire potrebbe quindi essere legata alle successive paure:

La paura dell’ignoto e del cambiamento

“Come sarebbe la mia vita se fossi più magra?”

Non sapere la risposta a questa domanda può provocarti ansia, perché quello che spaventa la maggior parte delle persone è proprio la paura dell’ignoto generato dal cambiamento. Potresti essere preoccupata di come potrebbe apparire la versione magra di te stessa, di come diventerà il tuo viso, se ti piacerà lo stesso, ecc. Insomma le paure legate al cambiamento determinato dalla grande perdita di peso possono essere molte ed è lecito che tu le abbia.

A volte anche se sai bene che il tuo comportamento e la tua condizione fisica non sono salutari, cambiare ti spaventa comunque, perché implica il dover lasciare la tua zona di comfort e abbandonare le abitudini che ti hanno accompagnato fino a quel momento della tua vita. Non è strano che tu abbia paura di dimagrire se per tanto tempo sei stata in sovrappeso, fà parte del tuo senso di auto-conservazione che si attiva davanti i grandi cambiamenti.

La paura di perdere l’armatura che ci protegge: “la ciccetta”

Il sovrappeso può essere un ottimo meccanismo di difesa, una specie di armatura che ti fa sentire al sicuro e ti fornisce una scusa per non affrontare nuove esperienze, stabilire nuove amicizie o avventurarti in nuove relazioni.

Spesso, alcune persone in sovrappeso, non hanno voglia di uscire di casa perché si sentono al sicuro solo li dentro e trovano la loro fonte di soddisfazione nel cibo, sopperendo così al bisogno di relazionarsi con gli altri.

Se anche a te crea ansia doverti confrontare con gli altri, allora è più che normale che perdere peso può farti paura, ma non per questo devi mollare.

La paura di ricevere attenzioni

Ti sarai resa conto, come la mia super paziente, che il sovrappeso può rappresentare una barriera che ti protegge dal resto del mondo facendoti sentire meno vulnerabile. La “ciccia” rendendoti meno attraente, ti permette di farti sentire al sicuro da attenzioni non gradite, ti protegge dagli apprezzamenti non molto rispettosi di alcuni uomini e di tenere lontano le persone non desiderate.

Quindi, se perdessi peso, la tua paura potrebbe essere di non apprezzare di poter suscitare l’attenzione di estranei o aver paura di non saperla gestire. Ma hai mai pensato al fatto che queste attenzioni che ricevi potrebbero arrivare da persone che ti piacciono e chissà magari portare alla possibilità di relazioni positive? Riflettici.

La paura che i tuoi rapporti cambino

Le persone che conosci sono abituate a vederti in un determinato modo, quindi un tuo grosso cambiamento potrebbe renderli invidiosi, gelosi oppure insicuri.

Ognuno di noi ha un ruolo nell’ambiente che frequenta e consapevolmente o inconsciamente gli amici e i familiari tendono a crearsi delle aspettative su di noi, ad associarci un ruolo e un’identità che ci caratterizza a livello caratteriale e fisico.

Per esempio nel momento in cui perdi peso, i tuoi colleghi di lavoro potrebbero percepirti come una minaccia o una rivale, soprattutto se anche loro hanno problemi di peso; oppure il tuo partner potrebbe sentirsi abbandonato o ingelosirsi particolarmente quando i tuoi progressi superano i suoi.

La paura che puoi fallire nuovamente

Se hai già perso peso e poi lo hai ripreso, la paura di fallire di nuovo è più che normale. Non è facile accettare un fallimento, soprattutto se riguarda un aspetto della nostra vita per noi molto importante. Quando fallisci ti ritrovi a fare i conti non solo e di nuovo con i tuoi chili in eccesso, ma anche con la tua autostima che inevitabilmente continua a scendere.

E al fallimento si aggiunge il timore di essere criticata e ridicolizzata di nuovo, da tutte quelle persone insensibili che non capiscono le tue difficoltà e peggiorano la situazione dicendoti di lasciar perdere e di non spendere altri soldi perché tanto non riuscirai mai a dimagrire.

Insomma, le paure che bloccano il tuo voler dimagrire possono essere molte come puoi vedere, ovviamente c’è ne sono delle altre ma queste sono le più frequenti.

Quindi? Ora che le conosci che puoi fare?

Be, io direi che prima di tutto dovresti capire qual’è la paura che più corrisponde alla tua, e poi una volta individuata puoi cominciare a lavorarci per imparare a capire come gestirla o addirittura liberartene così da evitare che possa sabotarti nel raggiungimento del tuo obiettivo: perdere peso e conquistare un corpo e una mente i salute.

Hai mai provato cosa si prova “a non sentirsi mai abbastanza”?

In questo articolo ho deciso di riportare la lettera che una mia paziente ha scritto a se stessa di qualche anno prima, per mettere nero su bianco la sofferenza provata fino a quel momento ma nello stesso tempo le risorse e la forza che successivamente è stata capace di ritrovare in se stessa durante il percorso fatto insieme.

Mi ha dato la lettera alla fine del nostro percorso terapeutico, dicendomi:

“Mi sarebbe tanto piaciuto ricevere una lettera simile qualche anno fa, quando pensavo che non sarei mai riuscita ad uscire dal mio “buio”, dalla mia rumorosa solitudine e sofferenza. Quando credevo che nessuno avrebbe potuto aiutarmi. Ma solo adesso ho capito che era la paura di fallire nuovamente a non farmi chiedere aiuto.
Di coraggio per chiederlo ce né voluto tanto, mi spiace non averlo fatto prima”.

Le sue parole mi hanno toccato profondamente, pertanto spero che questa lettera possa essere di aiuto a tutte quelle persone che come lei stanno attraversando un momento buio e credono che non ci sia via d’uscita.

Siamo più forti di quanto crediamo!

Sei più forte di quanto tu possa lontanamente immaginare e in te ci sono già tutte le risorse e la forza di cui hai bisogno per superare questo momento.

 

Cara me stessa,

Hai mai provato quella terribile sensazione di non sentirti “mai abbastanza”?

Mai abbastanza magra da piacere.

Mai abbastanza per essere la figlia che tua madre desiderava

Mai abbastanza per far rimanere tuo padre.

Mai abbastanza capace per diventare un’agonista nello sport.

Mai abbastanza intelligente per eccellere a scuola.

Mai abbastanza competente per sfondare nella professione dei tuoi sogni.

Mai abbastanza speciale per essere considerata la migliore amica di qualcuno.

Mai abbastanza bella per conquistare l’uomo che desideri.

Mai abbastanza perfetta per essere considerata dal tuo compagno la sola donna che vorrebbe al suo fianco. 

Sai cosa si prova? Come ci si sente?
Se lo sai, allora conoscerai talmente bene quel dolore che ti sembra quasi di riuscirlo a provare anche ora. 

In quei momenti in cui non ti senti “mai abbastanza”, il tuo cuore sembra smettere di battere, nello stomaco senti un grosso peso e una forte sensazione di calore che dal petto ti sale fino alla gola, dove il tuo respiro resta soffocato dal dolore di quel momento.

Provi a trattenere il più possibile le lacrime, ma non c’è la fai e silenziose iniziano a scendere ininterrottamente dai tuoi occhi strisciandoti le guance e qualcuna si ferma sulle tue labbra come per ricordarti quanto conosci bene il sapore dell’insuccesso.

E dopo un po che piangi poi qualcosa cambia!

Arriva quella sensazione improvvisa di vuoto allo stomaco, non è fame, perché se provi a soffermarti su quella sensazione ti accorgi che in realtà, dentro di te il vuoto lo senti ovunque, dalla testa fin giù le gambe.

Ti senti completamente svuotata di qualsiasi cosa bella, nonostante forse ne hai tante che ormai non riesci neanche più a vedere.

In quel momento è come se fossi fatta solo di aria, ti senti sospesa, immobile, inerme, senza vita, senza forza per reagire a quello stato di enorme frustrazione che vivi e rivivi continuamente e che sta struggendo il tuo cuore.

Senza la forza di reagire e gridare per trovare qualcuno che ti trovi perfetta così come sei, con i piccoli difetti che hai e che non possa fare a meno di te proprio perché “vai bene cosi come sei”.

Ogni tanto ti sembra di andar bene per qualcosa o per qualcuno ma dopo un po, quasi all’improvviso, quel qualcosa che stavi facendo non era niente di così importante e a chi credevi di andar bene, ti accorgi riesce facilmente a rinunciare a te, a lasciarti andare e a non fare niente per farti rimanere.

Immagino cosa stai pensando!

Possibile sia così difficile trovare qualcuno che farebbe di tutto per non perdermi?
Possibile non ho niente di così speciale per far rimanere qualcuno?

E succede che piano piano non sei più abbastanza neanche per te stessa!

E’ così che cominci a chiuderti, ad allontanarti sempre di più da chi ti è intorno. 

Per smettere di soffrire rinchiudi le tue emozioni in una scatola nera sotterrandola chi sa dove dentro di te, sperando che quelle emozioni non escano mai più fuori.

Così lentamente ti trasformi in un iceberg, per isolarti da ciò che ti fa male o potrebbe provocarti di nuovo dolore diventi di ghiaccio, fino ad accorgerti che le emozioni quasi non ti toccano e allora ti chiudi, ti congeli sempre di più rispetto il mondo esterno.

Questa sembrerebbe l’unica soluzione che ti permette di non crollare, di non sgretolarti quando qualcuno ti ferisce, quando qualcuno ti abbandona.

Potrebbe sembrarti la soluzione a tutte le tue sofferenze, ma senza accorgertene, in realtà non stai facendo altro che peggiorare la tua situazione.

Prima o poi, ti renderai conto che tutto ciò che hai intorno avrà perso importanza, non ci sarà più niente che ti fa soffrire ma neanche niente che ti farà sorridere. Ogni cosa avrà lo stesso insipido sapore, bella o brutta che sia, ti risulterà indifferente.

Non soffrirai è vero, ma non proverai neanche più gioia.

Le cose che prima ti piacevano, che ti facevano emozionare, adesso le fai come un robot perché le emozioni non le provi più. Le persone importanti intorno a te hanno perso valore, un loro abbraccio ti ritrova rigida e fredda perché a te ormai non ti tocca più niente.

Ti sembrerà di esserti salvata mentre stai soltanto morendo, dentro.
Vivrai senza dolore ma anche senza gioia e amore perché in questo modo otterrai solo un risultato, quello di rimanere sola!

Quindi, anche se difficile, prima che sia troppo tardi, prima che sia troppo difficile uscire dal tuo “congelamento emozionale”, prova e impara ad accettarti cosi come sei.

Impara ad essere felice per le cose belle che hai e accettare quelle che forse hai perso. Sentiti fiera per le sfide che hai vinto e non affannarti per rincorrere ciò di cui in realtà potresti tranquillamente fare a meno.

Impara a riconoscere chi veramente ti vuole bene, nonostante possa a volte per rabbia dirti il contrario ma poi alla fine per te c’è sempre e smetti invece di rincorrere e ammalarti per chi ti ha dimostrato che non ti vuole, accetta che non tutti devono per forza far parte della tua vita.

E se non riesci a fare tutto questo da sola, non vergognarti o non pensarci troppo a chiedere aiuto. Io l’ho fatto e ne sono felice.

Siamo fatti di carne e ora posso dire soddisfatta anche di emozioni, non siamo perfetti, invincibili e tantomeno immortali, quindi se ogni tanto nel corso della nostra vita cadiamo e facciamo fatica a rialzarci, non serve farsi mille problemi a chiedere una mano per tirarsi su.

Non serve separarsi dalle emozioni per non soffrire ma accettarle.
Vuoi mettere quanto sia più bello stare dentro un caldo abbraccio piuttosto che essere avvolte dal ghiaccio?

Queste sono le parole scritte da una giovane donna che non sentendosi all’altezza del mondo che aveva intorno, per via del suo passato, ha iniziato a chiudersi in se stessa, a sopprimere i suoi bisogni e le sue emozioni.

Ha iniziato a ridurre le sue porzioni di cibo fino a smettere di mangiare, inizialmente pensando che dimagrendo e conformandosi maggiormente alla società che la circondava, potesse riuscire finalmente a sentirsi all’altezza del mondo, a sentirsi finalmente “abbastanza” per qualcuno.

Ma poi senza accorgersene oltre che dal cibo si era separata anche dalle emozioni e da qualsiasi relazione potesse suscitarne, ottenendo così, esattamente il contrario di quello che desiderava realmente: la solitudine.

Le sue parole probabilmente ti suoneranno simili a quelle di tante persone che alle spalle hanno una storia fatta di separazioni, abbandoni, rifiuti, delusioni e sofferenza.

Persone che nonostante hanno provato a lottare, vedendo comunque che ne uscivano sempre sconfitte, hanno pensato che una soluzione potesse essere separarsi da tutto ciò che secondo loro gli faceva provare dolore: le emozioni.

Se ti sei rispecchiata nelle sue parole, se stai vivendo i suoi stessi momenti, se pensi che quella donna potresti essere tu, non affrontare tutto questo da sola.
Chiamami, insieme sarà più facile superare questi momenti. In due il peso dei pensieri è più leggero.

Anna ha sconfitto l’anoressia. Anna sei tu.

Anna è la classica semplice ragazza che forse molti genitori vorrebbero. Una ragazza che fin da piccola non ha mai dato problemi ai suoi genitori: studiava volentieri, era sempre tra le prime della classe e brava nello sport.

Faceva qualche lavoretto quando non era impegnata con lo studio per non pesare troppo a casa, ubbidiva sempre alle regole stabilite dalla madre, con la quale viveva dopo la separazione dei suoi genitori, era molto affettuosa, socievole e ben voluta da tutti i suoi coetanei.

A 18 anni verso la fine del quinto anno di liceo, essendo in piena adolescenza, si ritrovò come tutte le ragazze della sua età, a doversi confrontare con il suo corpo che cambiava.

Fu per questo che avendo qualche chiletto di troppo, chiese alla madre se poteva andare da una dietologa. La mamma sminuendo la sua richiesta, le disse che non serviva, perché non ne aveva bisogno.

Le sue amiche avevano cominciato a stare attente alla linea e a seguire delle diete sostenute dalle loro madri, mentre la sua le continuava a riempire casa di tutto ciò che a lei piaceva di più e a cui faceva fatica a rinunciare: “Quasi, quasi sembra me lo faccia a posta. Invece di aiutarmi sembra mi voglia rendere tutto più difficile” pensava Anna.

E così inizio tutto!

Anna cominciò progressivamente a saltare tutti gli spuntini in cui la madre non poteva controllarla. Cominciò saltando la merenda della mattina a scuola e poi quella del pomeriggio.

Con scuse banali cominciò a dire alla madre che non faceva colazione a casa e preferiva farla quando arrivava a scuola.
Cominciò a saltare anche il pranzo, quando le capitava di stare sola perché la madre lavorava o perché tornata da scuola andava subito a danza.

Senza quasi accorgersene, alcuni giorni Anna mangiava solo a cena, l’unico pasto che non poteva saltare perché non le capitava mai di stare sola, a meno che non uscisse con gli amici e in quei casi allora non mangiava quasi niente.

Sminuzzava in pezzi piccolissimi ciò che mangiava molto ma molto lentamente. Si ritrovò ad aver imparato a memoria le calorie di tutti gli alimenti e a portarsi sempre dietro la tabella su cui erano scritti come se la rassicurasse. Collezionava ricette e le piaceva cucinare per gli altri, era sempre disponibile qualsiasi cosa le si chiedesse, non diceva mai di “no” a nessuno.

Nel frattempo Anna inizio l’università che le rendeva ancora più semplice saltare i pasti, tenendola quasi tutto il giorno fuori casa. Lasciò la danza a cui non riusciva più ad andare e si iscrisse in palestra che poteva frequentare quando voleva, iniziando a partecipare a tutte quelle attività che le facevano bruciare più calorie.

Nel frattempo il peso scendeva e l’umore di Anna saliva!

La perdita di peso la incentivava a continuare, a tal punto che con vari sotterfugi spesso era arrivata a saltare anche la cena.
C’erano giorni in cui riusciva a farsi bastare una sola pesca-noce, mezza la mattina e mezza il pomeriggio. L’assaporava lentamente e a piccoli morsi, sembrandole la cosa più buona del mondo.

Era sempre pallida, dormiva e mangiava pochissimo, ma riusciva comunque ad avere energia per fare tutto.

La sua aspirazione ad essere perfetta la portava ad avere successo negli studi, nello sport e tra i coetanei, che ad un primo sguardo non si rendevano conto della sua anoressia, notavano solo fosse molto magra.

Sempre precisa nel vestire e molto curata nell’aspetto. Nascondeva però in modo astuto il fatto che stava morendo di fame, che riduceva la sua alimentazione sempre di più, che conteggiasse le calorie in modo compulsivo e che avesse sempre un freddo tremendo.

Nonostante tutto, Anna si sentiva veramente bene, si sentiva forte per riuscire a resistere allo stimolo della fame per così tanto tempo e questo la rendeva felice.

Non poteva dirsi lo stesso dei suoi familiari e soprattutto dei suoi genitori, che invece erano disperati e preoccupati, vedendo che continuava a dimagrire e non sapevano che fare.

Era diventata magrissima, scavata nel viso, il seno e le sue curve ormai non si vedevano più e anche il suo ciclo ormai era sparito da quasi un anno. Biondina con i capelli a caschetto, il fisico minuto e quel visetto indifeso e sempre pallido, la pelle chiarissima… si, ormai sembrava proprio una bambina.

Ma a lei andava bene così!

Le persone iniziarono a trattarla come una malata e lei cominciò a diventare infelice, il loro atteggiamento la innervosiva e rattristava contemporaneamente. Cominciò a diventare meno socievole e apparentemente meno affettuosa, non riusciva più ad abbracciare le persone a cui teneva, appariva fredda, chiusa, distante da chiunque, nonostante invece, avesse un bisogno assurdo di protezione e soprattutto di affetto.

Il dolore che Anna stava provocando nei suoi genitori, nonostante forse quello che lei stessa tratteneva dentro fosse anche più grande, la spinse comunque a soffermarsi su di sé per cercare di comprendere quello che le stava accadendo.

Lei voleva perdere solo quei chiletti di troppo, il fatto che continuasse a ridurre la sua alimentazione sempre di più, che cercasse di raggiungere un peso sempre più basso attraverso digiuni o farmaci che toglievano la fame, che conteggiasse le calorie in modo compulsivo e che si sfiancasse di sport per cercare di bruciarle, sono tutte cose avvenute senza che lei quasi se ne accorgesse.

Non sapeva di preciso cosa le stesse accadendo, ma si rese conto che c’era qualcosa che non andava e doveva prendere provvedimenti.

Così dopo una lunga chiacchierata con la mamma, decise di andare dal suo medico che le consigliò di contattare uno psicoterapeuta che si occupava del trattamento dei disturbi alimentari, essendo il suo un classico caso di Anoressia Nervosa.

Fu così che io ebbi il piacere di conoscere Anna ed i suoi genitori.

Gli spiegai cosa stava accadendo a Anna, offrendogli informazioni in merito al disturbo alimentare che ormai sembrasse presentare da parecchio tempo e sul tipo di trattamento più indicato, e insieme decidemmo di iniziare questo percorso.

Quella più titubante ovviamente era Anna, ma fin dal primo incontro tra noi ci fu subito sintonia che la porto velocemente a fidarsi di me.

Mi disse che sapeva di dover risolvere il suo problema ma nello stesso tempo aveva paura.

Paura di riprendere peso?

Non solo, sapeva che il suo peso ormai fosse troppo basso e che qualche chilo in più non le avrebbe fatto male. La sua preoccupazione principale, infatti, era legata fondamentalmente alla paura di perdere il controllo: “Se perdo il controllo sul cibo, perderò il controllo anche su ciò che mi circonda? Su ciò che amo?”

E fu così, che accogliendo le sue paure, le sue fragilità, i suoi bisogni ma soprattutto le sue risorse che cominciammo a lavorare insieme arrivando al traguardo prima solo sognato.

Anna oggi è una ragazza sana e felice che ha fatto pace con il cibo, ritrovando nel gusto di mangiare la sana gioia di condividere la tavola con le persone a cui vuole bene.

Smetti di spegnere le tue emozioni con il cibo. 3 consigli per dominare la fame nervosa.

Quante volte ti sarà capitato mentre ti sentivi annoiata, triste, sola, nervosa, arrabbiata o malinconica, di aprire e chiudere continuamente, senza trovar pace, tutti, e dico tutti, gli sportelli di casa dove tieni le cose da mangiare?

Vuoi scommettere che riesco a farti sorridere? 🙂

Cerca per un attimo di chiudere gli occhi e di visualizzarti come se fossi un cartone animato.

Immaginati nel girare dentro casa con la lentezza di una lumaca che si trascina dietro il peso del mondo o al contrario, immaginati come una trottola impazzita che passa da una stanza all’altra di casa.

Apri prima la porta del frigorifero infilando dentro la testa per capire cosa è rimasto, poi gli sportelli della credenza infilando il braccio fino in fondo alla mensola “non si sa mai fosse rimasto un barattolo di nutella che avevi nascosto” o magari di infilare le mani in tutti i cassetti dove nascondi le caramelle a tuo figlio.

Non ti è venuto da sorridere mentre ti immaginavi “fare musica” con tutti gli sportelli di casa? Altro che banda musicale…

Io, un bel po di anni fa, era la prima cosa che facevo quando arrivavo a casa di mia nonna: “Hai cominciato a suonare tutti gli sportelli? Vieni i biscotti sono al forno”… Fregata! Li non ci avrei mai guardato.

Tornando a noi!

Ho sbagliato o è quello che accade anche a te?

Hai mangiato da poco il tuo pasto, il tuo stomaco sta bene, non ti senti realmente affamata e nonostante, sai già che dopo ti sentirai anche in colpa, in quel momento il tuo cervello sembra chiudersi completamente.

L’unica cosa a cui riesci a pensare è: “Cosa posso mangiare? Cosa sarà rimasto della cena? Chissà se ho ancora quei biscotti tanto buoni?”.

E cominci ad addentare come un lupo la crostata fatta il giorno prima, la pizza avanzata dalla cena o inizi a mangiare come fossero noccioline, uno dietro l’altro, quei biscotti al cioccolato che ti piacciono tanto, a volte fino a finirli tutti rimanendone persino disgustata.

Ma lo so, è più forte di te. Ci sono momenti in cui proprio non riesci a resistere, in cui ti sembra quasi di perdere il controllo su te stessa, di essere posseduta e finché non trovi qualcosa da mangiare non riesci a darti pace.

Sai bene di cosa stiamo parlando vero?

E’ la famosa “fame emotiva”, meglio conosciuta come “fame nervosa”, quell’impulso che ti porta a consumare cibo in modo compulsivo e senza controllo.

E’ una voglia di mangiare che non nasce da un bisogno fisiologico (che una volta soddisfatto, lascia il posto al senso di sazietà), ma da uno stato emotivo (noia, rabbia, tristezza, ansia, malinconia, paura, solitudine o disagio legato a qualche difficoltà) che crea frustrazione e quindi un nervosismo che si manifesta con una forte voracità.

Non si tende semplicemente a mangiare, ma ad abbuffarsi, e ad esagerare sia nella quantità che nel tipo di cibi ingeriti.

Sicuramente più di qualcuno ti avrà detto: “E’ solo questione di volontà. Se non ti riesci a controllare vuol dire che non ne hai abbastanza forza di volontà”.

Ma lo so bene! Avendola vissuta anche io per diverso tempo, non è tanto una questione di volontà, e non è neanche semplice imparare a controllarla da sola, perché a volte quando ti sembra di riuscirci, quando meno te lo aspetti perdi di nuovo il controllo e i tanti sforzi fatti sfumano via in un attimo.

E’ per questo che la guida e il sostegno di un terapeuta in questo caso ti darebbero (danno) una gran mano. Ma vediamo intanto cosa puoi fare da sola.

Allora vediamo! Ci sono parecchie cose che puoi fare, intanto prova ad applicare con questi 3 suggerimenti che ti do, sono sicura che ti faranno comodo, per me è stato così.

1)     Smetti di bloccare la fame nervosa, non fai che rinforzarla ancora di più

Sicuramente ne avrai provate già tante di strategie per cercare di bloccare la fame nervosa, comprese diete, farmaci e chissà cos’altro.

Ma se la Fame Nervosa come ti ho detto prima, è di origine interna, la vera soluzione devi cercarla dentro di te, poiché tutti questi metodi che hai usato fin’ora, oltre a non servire a niente la rinforzano anche.

Quindi, la prima cosa che puoi fare è: smetti di provare in mille modi a bloccare la fame nervosa, perché altrimenti non fai altro che allontanarti dalla soluzione che stai ricercando.

2)     Scrivi qual è l’emozione che ti parla

Come ho accennato sopra, e sono sicura tu sarai d’accordo, quando vai alla ricerca di qualcosa da mangiare, non è per vera e propria fame, dato che la gran parte delle volte hai anche già mangiato il pasto che ti spettava.

L’attacco di fame arriva quindi per placare un qualche stato d’animo che provi in un preciso momento: rabbia, tristezza, ansia, noia, ecc.

Questo avviene perché la coscienza avverte questi stati d’animo come troppo intollerabili e cerca un modo per poterli sedare… lo fa con il cibo.

“Ma cosa posso fare allora in alternativa?” ti chiederai.

Devi imparare “a stare” in quegli stati d’animo che sono alla base dell’attacco di fame e quindi dell’abbuffata. Solo questo ti permetterà di non usare più il cibo per scapparne via.

Quindi, quando senti che arriva l’attacco di fame, e il tuo corpo comincia subito ad attivarsi per cercare qualcosa da mangiare, fermati un attimo, proprio li dove ti trovi, fai un profondo respiro e cercando di ascoltare l’emozione che ti stava spingendo a mangiare chiediti: che emozione sto provando in questo momento?

Non serve che ti metti a cercarne le cause ora, ma soltanto a dar spazio alle emozioni accettandole e imparando a “starci dentro”.

Se vuoi puoi anche avere un quadernino dove scrivere quello che stai provando, per poi così capire qual è l’emozione che ti sta parlando in quel preciso momento.

Sarà faticoso inizialmente “stare con la tua emozione” ma posso garantirti che piano piano ti apparirà sempre più semplice e ti permetterà di avere una maggiore consapevolezza e controllo di quello che provi senza il bisogno di spegnere l’emozione con il cibo.

3)     Fai una lista di cosa hai veramente “fame”

Come appena scritto al punto 2, quando vai alla ricerca in modo incontrollabile di qualcosa da mangiare, non è per vera e propria fame, dato che hai mangiato da poco, e questo sta ad indicare che hai fame di altro.

Ti chiederai: “Si ok, ma allora di cosa ho fame?”.

Esatto proprio questo devi cercare di capire. Di cosa hai veramente fame, qual è l’emozione che hai bisogno di nutrire in tutti quei momenti in cui compare la Fame Nervosa?

Aiutandoti con quello che hai scritto precedentemente fai una lista di ciò di cui potresti aver “fame” in quel preciso momento.

Potresti aver fame di affetto, di parlare di qualcosa che ti preoccupa, di rassicurazione, di maggiori conferme, di essere lodata, di una relazione sentimentale o di un’amicizia o semplicemente di un abbraccio.

Prova a riconoscere ed accettare di aver fame di qualcosa che il cibo non può veramente saziare ma solo mettere momentaneamente a tacere. E’ difficile ma non impossibile. Provaci come ho fatto io (io ci sono riuscita). J

Per concludere, smetti con spegnere le tue emozioni con il cibo perché sai bene che non ti porterà da nessuna parte.

Se ti fa piacere fammi sapere come ti sei trovata con questi 3 semplici consigli, se riesci a appuntarti i tuoi stati d’animo e come hai gestito gli attacchi di fame nervosa.

E’ possibile che la soluzione ce l’abbia davvero a portata di mano, devi solo allungare la mano e afferrarla.